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1 Nov 2008

Siena, ad Asciano affiorano affreschi di ambito di Simone Martini. Avviato il cantiere per il recupero.

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Sono emersi dopo i saggi disposti dalla Soprintendenza sugli intonaci della chiesa di Santo Agostino, risultata completamente affrescata. I dipinti coprono un arco di tempo che va dal ‘300 al ‘500. Necessari almeno due anni per la ripulitura e altri due per il restauro.

 Nessuno si aspettava che gli intonaci di Sant’Agostino ad Asciano, una delle chiese “minori” del capoluogo delle Crete Senesi, da molti decenni affidata alle cure della locale Misericordia, potessero nascondere preziosi affreschi. Alcuni dei quali, secondo gli storici dell’arte impegnati nello studio dei dipinti (e che parlano però di semplici ipotesi di lavoro, tutte da verificare) potrebbero essere attribuiti all’ambito di quel gruppo di pittori detti “compagni di Simone” di cui facevano parte anche Lippo e Federico Memmi di cui resta il pannello con la Madonna col Bambino e donatore proveniente dalla chiesa di san Francesco ed oggi al museo di Palazzo Corboli.

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La notizia, che ha suscitato molto clamore e aspettative in paese, si è subito diffusa dando origine a voci e a congetture che, assicura la Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici e Antropologici di Siena e Grosseto, promotrice della campagna di saggi che ha portato al ritrovamento, non hanno alcun fondamento: “Prima di procedere a qualsiasi proposta di attribuzione - precisa il funzionario di zona, Cecilia Alessi - occorre terminare le operazioni di recupero e studiare le opere nella loro complet! ezza. Un lavoro che, anche procedendo senza interruzioni e con fondi sufficienti, durerà non meno di due anni. Impossibile anche, allo stato attuale, stimare la somma necessaria per l’intervento di restauro. Per ora abbiamo solo effettuato dei saggi che hanno rivelato affreschi databili tra il XIV e il XVI secolo: alcuni, nella zona del presbiterio, particolarmente interessanti, altri di qualità artistica inferiore, probabilmente ex voto realizzati in forma di dipinto. In base agli indizi fin qui raccolti - conclude la dottoressa Alessi - è tuttavia probabile che, sotto lo strato di intonaci del 1955 e di quelli settecenteschi, tutta la chiesa risulti affrescata”. 

La scoperta dei dipinti è stata casuale. In vista dei lavori di rifacimento del tetto, la Misericordia di Asciano aveva chiesto alla Soprintendenza di effettuare dei saggi sulle pareti, affidati al restauratore Fabrizio Iacopini e al suo staff, autori materiale del ritrovamento.

Per salvaguardare l’incolumità dei curiosi e la sicurezza del cantiere, la chiesa è stata chiusa al pubblico, con esclusione delle funzioni religiose.

Sant’Agostino fu fondata nel Duecento ed ampliata nel corso del Quattrocento. L’aspetto attuale è dovuto agli interventi cinque-seicenteschi, mentre è probabile una manomissione settecentesca dell’altar maggiore. Nel Trecento fanno la loro comparsa i monaci di San Galgano, che acquisiscono uno degli altari. La presenza nella chiesa di opere importanti denota l’esistenza di committenze all’avanguardia, come un Crocifisso di Giovanni Pisano, le due pale di Matteo di Giovanni, attualmente esposte nel museo di Corboli, e lapi! de tomba le, ancora in loco, commissionata dal mercante senese Giacomo Scotti a Urbano da Cortona. Di rilievo anche la pala della Natività di Pietro di Giovanni d’Ambrogio (museo di Palazzo Corboli), forse voluta proprio dai monaci di San Galgano per il loro altare.

Info: dott.ssa Cecilia Alessi, 0577/41246 - cecilia.alessi@beniculturali.it

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