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22 Ott 2009

Documenti, Milano, il testo de l’intervento di Pino Bianco allo IULM su “Il patrimonio archeologico nascosto: ruolo delle Forze dell’Ordine e problematiche legislative”

Sono passati esattamente cento anni da quando il Governo Italiano, per la prima volta, emanava una Legge di Tutela per i Beni Archeologici, capovolgendo completamente il significato di proprietà del sottosuolo.

La Legge era la n. 364 del Giugno 1909 regolamentata col Regio Decreto n. 363 del 30 Gennaio 1913.

Dal privato, come da millenni era sempre stata, la proprietà del sottosuolo, passava in capo allo Stato.

Certamente una svolta epocale.

Non voglio entrare nel merito se essa fosse giusta od ingiusta; una Legge dello Stato va rispettata e basta, oppure la si può contrastare democraticamente.

Ma analizziamo velocemente tre aspetti fondamentali di questa Legge:

1909: in Italia c’era una grandissima percentuale di analfabetismo, soprattutto nelle zone ad alta densità di aree archeologiche e per tanto si può facilmente arguire che questa Legge non arrivò alle orecchie di moltissime persone interessate, creando involontariamente illegalità.

Poichè i Beni Archeologici non sono manufatti con scadenza limitata nel tempo, ma si conservano (fortunatamente) per millenni, sarebbe stato opportuno che il Legislatore, nell’approntare una Legge di tale importanza, provvedesse ad emanare un Censimento dei Beni Archeologici già in possesso di privati, in modo da poter creare una boa spartiacque fra i beni già posseduti (un’enormità visto che si scavava da secoli) e quelli scavati dopo il 1909.                                                              

Ciò non fu fatto.                                                                                                      

E si crearono le basi dei futuri litigi fra Stato e Possessori di Beni Archeologici, per cui lo Stato oggi pretende dal Privato la dimostrazione del possesso ante 1909 ed il Privato eccepisce che mai nessuna Legge lo ha obbligato a denunciarne il possesso se non in caso di fortuito ritrovamento.

Lo Stato non può dimostrare la colpevolezza vera, il Privato non può dimostrare la propria innocenza.

All’art. 15 la Legge 364 prevede che al proprietario del fondo spettasse una quota delle cose scoperte, od anche la totalità quando “esse non siano giudicate necessarie per le collezioni dello Stato”.

Pertanto, alle “cose” già in possesso di privati prima del 1909, bisogna aggiungere tutte quelle date in “quota parte” e che non venivano accompagnate da elenchi analitici e tanto meno da foto o disegni esplicativi.

A queste tre importanti ed inoppugnabili osservazioni legate all’emanazione della prima Legge (364 del 1909) poi riprese senza particolari varianti dalla Legge 1089 del 1939,( tanto è vera che quest’ultima era regolamentata dal Pregio Decreto 363 del 1913), dobbiamo aggiungere velocemente alcune osservazioni sull’evolversi del rapporto fra mercato-collezionismo-Stato:

Analfabetismo, guerra 1915-1918 con povertà e ricostruzione, le guerre d’Africa e di Spagna, la Seconda Guerra Mondiale.

Tutti avvenimenti complessi e deleteri per quanto riguarda l’arte, la sua valorizzazione ed il suo controllo.

In parole povere non ci fu conoscenza da parte del Privato, nè controllo da parte dello Stato. Oltretutto, a partire dagli anni ‘40 e fino a tutti gli anni ‘70, ci furono in Italia moltissime vendite all’asta di grandi ed importanti collezioni in cui si alienarono decine di migliaia di pezzi archeologici che venivano venduti con la semplice dicitura “oggetto di scavo”: senza descrizioni e senza foto. Sicuramente oggetti regolari, venduti in asta pubblica, sotto gli occhi delle Soprintendenze ed acquistati in buona fede.

Con quale supporto cartaceo? “Oggetti di scavo?” oppure “Lotto di 11 oggetti di scavo?”

Tutto ciò lo dico per dimostrare che i Collezionisti, nella stragrande maggioranza, hanno acquistato, in buona fede, quasi sempre oggetti regolarissimi ma senza un supporto cartaceo che ne comprovasse la legalità.

Per questo si può essere colpevoli?

È pur vero che in Italia, aumentando fortunatamente un certo benessere, che ha portato al desiderio (innato negli italiani) di collezionare cose d’arte, si è sviluppata la piaga dello scavo clandestino con conseguente vendita di oggetti illegali.

Ma non dimentichiamo che spesso l’acquirente non sa della provenienza illegale, e viene raggirato con storie fantastiche di antiche collezioni.

Aumentando, altresì, la consapevolezza per la salvaguardia del nostro patrimonio d’arte, sono stati approntati dei Corpi di Polizia specializzati come il Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri, nonchè quello della Guardia di Finanza. Ma, questi Agenti, (che io auspico possano quanto prima essere tutti laureati in Beni Culturali per meglio capire il mondo in cui si muovono) non possono fare miracoli, soprattutto non possono sostituirsi ad una legislazione carente ed ambigua, che permette errori clamorosi ed, a volte, veri e propri sorprusi.

Siamo arrivati all’assurdo che i mercanti ed i Collezionisti stanno scomparendo perchè stufi di essere perseguiti in continuazione come ladri o ricettatori.

E pensare che tutti i grandi Musei d’Italia e del mondo sono partiti dalla donazione di una Collezione Privata.

È superfluo aggiungere che, delle migliaia di processi aperti contro i Collezionisti (comunque lunghi e costosi) la maggior parte si concludono favorevolmente per il Privato. Tutto ciò si era già evidenziato nel passato con il tentativo di molti politici, in particolare l’On. Veltroni e l’On. Conte, di porre un freno a questa caccia al Collezionista, proponendo una Sanatoria o Condono.

Io oggi, grazie all’Università IULM, che ci ospita, desidero sottoporre all’attenzione di questo pubblico qualificato e dei Politici e Studiosi che hanno accettato di partecipare a questa Tavola Rotonda, non una Sanatoria o Condono, ma un Censimento.

Quel Censimento che il Legislatore omise, per dimenticanza o distrazione, di approntare e richiedere nel 1909, con la certezza che oggi, nel 2009, esso potrà avere quella pienezza di conoscenza ed attuazione che l’analfabetismo e la mancanza di “media” non avrebbe permesso cento anni fa.

Con il vostro permesso do lettura di questa proposta di Censimento

Censimento Generale Obbligatorio dei Beni Archeologici in mano privata

I privati possessori o detentori, a qualsiasi titolo, di Beni mobili di interesse archeologico,

antecedenti al 476 d.C., sottoposti alle Leggi dello Stato Italiano, dovranno darne comunicazione alle Autorità Competenti per Territorio, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del presente

 Censimento.

La Comunicazione, in duplice copia, sarà composta dai propri dati anagrafici identificativi, fotocopia di un documento valido, elenco analitico dei beni e fotografie di ognuno di essi.

Contestualmente alla presentazione della Comunicazione il dichiarante dovrà eseguire un versamento a favore del Ministero Beni Culturali, pari a  50 € per ogni oggetto censito. Il mancato, o parziale versamento, annullerà qualunque beneficio collegato a questo Censimento.

La presentazione della comunicazione e pagamento del relativo contributo, comporterà la depenalizzazione dei reati connessi (furto, ricettazione, incauto acquisto) a favore del richiedente, limitatamente agli oggetti  presentati.

La comunicazione di possesso, fatti salvi i diritti di Terzi (oggetti per i quali esiste una denuncia di furto da parte di Privati o Enti), comporterà la legale proprietà privata, riconosciuta dallo Stato.

Sono obbligati alla dichiarazione anche i “Privati non cittadini italiani,” che detengono i beni suddetti all’interno dei confini italiani.

Il censimento, con i suoi vantaggi e oneri, è esteso anche a tutti gli oggetti che i collezionisti, per vari motivi, detengono all’estero, purchè li facciano rientrare all’interno dei confini italiani.

Possono aderire al censimento anche i possessori con indagini e procedimenti in corso, purchè non passati in giudicato, e  limitatamente ai procedimenti della Giustizia Italiana su Suolo Italiano.

La Soprintendenza competente per territorio, preso atto delle Comunicazioni, provvederà, ove ne ricorra il caso, ad ispezionare le cose al fine di eventuali notifiche ed approfondimento di studi.

Il Nucleo Tutela Carabinieri, preso atto delle foto, provvederà a controllare, nella propria Banca dati, la presenza di materiale rubato ed avvertirà la Soprintendenza ed i Possessori mediante lettera raccomandata per concordare la consegna ad essi e la  restituzione ai legittimi proprietari. La riconsegna ai legittimi proprietari di Beni risultati rubati, non pregiudica eventuali azioni di rivalsa civile, da parte del dichiarante.

Il Ministero  attraverso gli organi incaricati, provvederà  ad assicurare la più sollecita ed ampia diffusione della conoscenza della presente Legge presso l’opinione pubblica, avvalendosi  anche dei mezzi di comunicazione di massa ed adotterà ogni misura idonea a promuoverne e agevolarne l’applicazione da parte dei Cittadini.

Chi ritiene che il contributo sia troppo oneroso e non ne valga la pena per lui, può consegnare gli oggetti alla Soprintendenza, rinunciando alla proprietà, ma accompagnando gli stessi con dichiarazione e foto. Anche per essi vale il principio della depenalizzazione.

Entro 30 giorni dall’approvazione del presente Censimento, il Ministero comunicherà tutta la procedura operativa per accedere correttamente alla Comunicazione.

Censimento Beni Archeologici :  Premesse

E’ importante puntualizzare che questo Censimento riguarda solo i Beni Archeologici, sottoposti alle Leggi Italiane.

E’ opportuno puntualizzare che le Leggi emanate dal 1909 ad oggi non hanno mai previsto, per il privato,  le denuncia del possesso del bene archeologico e tanto meno la conservazione di documenti cartacei attestante la proprietà ad il lecito possesso. Fatte salve le cose Notificate. Pertanto come può lo Stato richiedere oggi, come obbligo, documenti che in passato non voleva?

Questi concetti, ed altri, sono stati ampiamente ed in modo comprensibile descritti da diversi Tribunali che hanno mandato assolti gli imputati, con la restituzione degli oggetti.

Al di là di qualunque considerazione di carattere politico, questo censimento si deve fare per chiarire in modo definitivo il rapporto fra Privato e archeologia. L’abuso perpetrato nei confronti dei collezionisti è molto più grave del danno culturale apportato dagli scavi clandestini. Non si possono calpestare i “fondamenti”della nostra  cultura giuridica per salvaguardare quattro cocci. E pur definendo “piaga” lo scavo clandestino, non possiamo credere che esso alteri la lettura della nostra storia archeologica.

Diciamo che, come tutte le “piaghe”, va curata e debellata; ma senza uccidere il paziente.

Lo Stato non è esente da colpe, perché i suoi funzionari, soprattutto nel passato, si sono comportati come gli emissari di un dittatore, senza mai porsi il problema dei danni che apportavano, con le loro intransigenze, ai costruttori ed ai contadini, provocando in questi reazioni negative, incomprensione ed antipatia verso lo Stato.

In ogni caso bisogna puntualizzare a tutti che questo Censimento si rende obbligatorio perché non è possibile fare una Sanatoria in quanto “essa” presuppone che il richiedente sia al corrente che i propri oggetti siano di origine illecita. Con il risultato che la stragrande maggioranza dei possessori, essendo convinti di possedere le cose legalmente, non chiederebbero la Sanatoria mettendosi così fuorilegge.

Nel contempo, lo Stato, non essendo in grado di provare la lecita o illecita provenienza degli oggetti, continuerebbe a perdere tempo e soldi in investigazioni e processi inutili.

A questo punto si fa un Censimento generale Obbligatorio facendo pagare a tutti un contributo basso (50 € per oggetto), che sicuramente sarà apprezzato da chi sa di avere oggetti non leciti, ma dispiacerà a chi ritiene di avere la cose in regola e la vede come una tassa patrimoniale.

Diciamo che, essendo tutti amanti delle cose archeologiche, chiediamo una adesione di buona volontà, un po’ di comprensione ai Collezionisti sani e onesti, con la certezza che con questo Censimento e mostrando la ricevuta della avvenuta comunicazione e pagamenti, si avrà la certezza di non inciampare nei tortuosi e costosi meandri delle investigazioni, perquisizioni e procedimenti vari.

Anche il più onesto, se incappa in queste situazioni, dovrà perdere tempo, sonno, denaro e dignità prima di provare la propria innocenza.

In questo modo, con una spesa contenuta, si tranquillizzano tutti.

Con queste premesse e spiegazioni tutti dovrebberò aderire e gli oppositori non potranno cavalcare sempre lo slogan che “regaliamo le cose ai ladri”.

Se oggi non possiamo provare che sono ladri, mettiamoci perlomeno in condizione di poterlo fare domani.

Censimento Beni Archeologici: Finalità

Bloccherà completamente la piaga dello “scavo clandestino” perché il c.d. Tombarolo non saprà a chi vendere le cose ritrovate in quanto l’eventuale acquirente non potrebbe più nascondersi dietro eredità varie. Inoltre il censimento appena chiuso (30 giugno 2005) in Svizzera, rende impossibile la esportazione clandestina in tale Paese, come pure sarebbe oltremodo complicato esportare nei Paesi limitrofi. La difficoltà di esportazione, ma soprattutto la impossibilità di poter vendere in Italia, per lo più in zona di ritrovamento, bloccherebbe al massimo questa brutta piaga.

Si potrà recuperare tutto il materiale rubato e denunciato alle autorità. Nel censimento, che prevede la depenalizzazione dei reati connessi, verrebbero segnalate anche le cose realmente rubate a Privati o Enti che si potrebbero recuperare e restituire. Al limite, lo stesso ricettatore o ladro potrebbe usare questo strumento per restituire il maltolto.

Porterà a conoscenza delle Soprintendenze e della Comunità Culturale,tutto il nostro Patrimonio Archeologico privato, con la certezza di un grande impulso agli Studi.

Metterà le Soprintendenze nella condizione di poter conoscere tutto e provvedere a proteggere con l’azione della notifica, tutto quanto sarà ritenuto importante per lo Stato e meritevole di essere seguito nei suoi passaggi di proprietà, con la possibilità di esercitare il diritto di prelazione.

Creerà la possibilità per i piccoli Comuni di conoscere le Collezioni dei propri cittadini e di approntare con essi Mostre o addirittura piccoli Musei locali, che potranno attirare anche Turismo.

Permetterà di portare nelle Casse del Ministero Beni Culturali una grande somma da destinare alla archiviazione generale dei Beni Archeologici, alla messa in sicurezza ed alla valorizzazione delle aree archeologiche, alla messa in sicurezza dei Musei archeologici, alla creazione di una banca dati on line ed una collana di cataloghi cartacei di tutti i nostri Musei.

Darà la possibilità a tutti gli studenti di archeologia, in collaborazione con Università e Soprintendenze, di studiare una grande quantità di materiale archeologico, formando “crediti di studio”.

Si azzereranno una miriade di processi e di investigazioni che, per la massima parte oggi finiscano in un nulla di fatto, a causa delle Leggi incomplete o ambigue. Si risparmieranno molti soldi e gli uomini addetti potranno essere impegnati in cose più produttive.

Si restituirà dignità ai Cittadini che per varie cause sono in possesso di beni archeologici e vivono nel timore di indagini e perquisizioni, anche sapendo di essere in regola, oppure, essendo ignoranti delle Leggi, si trovano all’improvviso coinvolti in scandali e processi senza aver mai avuto nessuna intenzione di commettere reati.

Si restituirà dignità ai Collezionisti che per amore acquistano cose antiche che, spesso, alla loro morte, confluiscono in Fondazioni, Donazioni o comodati con lo Stato.

Si bloccheranno completamente le truffe di materiale archeologico perché l’acquirente in buona fede, prima di acquistare e sapendo che tutto deve essere conosciuto, potrà chiedere i documenti e mostrare le cose agli organi competenti per avere un parere, senza il timore di essere segnalato per indagini e perquisizioni, come succede ora.

Infine, la tranquillità data ai Collezionisti porterà sicuramente ad un rapporto di fiducia tra questi e lo Stato, con grande beneficio per le donazioni e le sponsorizzazioni. Se i Cittadini stanno meglio, sta meglio anche lo Stato.

In fin dei conti è un dovere da parte dello Stato regolamentare in modo preciso, coerente, liberale, un mercato ed un Collezionismo che oggi soffre solo a causa di Leggi incomplete, ambigue e purtroppo, spesso, mal interpretate.

Con questo Censimento noi arricchiamo l’Italia sia finanziariamente sia culturalmente.

Censimento Beni Archeologici:  Operatività

Per poter accedere al Censimento il collezionista dovrà compilare una dichiarazione in cui oltre ai propri dati personali (residenza, documento, Codice Fiscale) elencherà in modo analitico, uno per uno, gli oggetti in suo possesso, con una descrizione degli stessi, ed una duplice fotografia cm. 18×24 in b.n od a colore di ogni pezzo.,come da scheda approntata.

La documentazione, in duplice copia, sarà presentata allo sportello del soggetto Concessionario, dove un addetto ritirerà il tutto rilasciando al collezionista una copia timbrata col datario e controfirmata.

Contestualmente alla presentazione il Collezionista farà un versamento pari alla somma di 50 € (cinquanta €) per ogni pezzo censito. Da quel momento egli sarà in regola con la Legge, legale proprietario delle cose, libero di venderle e mostrarle, ed al riparo da ritorsioni penali e sequestri.

Il soggetto concessionario provvederà a digitalizzare il tutto ed a trasmetterlo alle Soprintendenze di riferimento, per via informatica.

Le Soprintendenze, insieme alle Università, accerteranno autenticità ed importanza delle cose, valutando la possibilità di notificare le cose meritevoli; trasmetteranno al soggetto concessionario le modifiche da apportare e quest’ultimo completerà ed apporterà tutte le variazioni suggerite dalle Soprintendenze, quindi consegnerà lo studio finito alle Soprintendenze.

Nel contempo i Carabinieri confronteranno i dati nella loro banca informatica per controllare quali sono gli oggetti che risultano rubati a seguito di presentazione di denuncia di furto, e provvederanno al recupero in modo civile e senza perquisizioni, in virtù del fatto che l’adesione al censimento presupponeva buona fede e che lo stesso prevedeva la depenalizzazione dei reati.

Censimento Beni Archeologici : Introiti

Questo Censimento Generale obbligatorio per tutti i beni mobili archeologici, antecedenti al 476 d.C., dovrebbe portare nelle Casse del Ministero dei Beni Culturali una somma compresa fra 1,5 e 2,0 miliardi di euro. Il calcolo si basa su alcune considerazioni:

i Carabinieri, negli ultimi anni (non decenni) hanno sequestrato oltre 500.000 oggetti archeologici.

Il TCI, ha censito, fino al 1994, ben 12.500.000 oggetti nelle Collezioni pubbliche. Poiché si usa moltiplicare almeno per cinque i Beni in mano privata, si puo’ ritenere che essi siano 60 milioni.

Sono cinque secoli  che si scava in Italia, con una grande accelerazione negli scavi a partire  dalla seconda metà del XVIII° sec. a tutto l’800; Le Antichità si diffusero in tutta Europa a seguito degli scritti e dei “reportages” degli artisti e scrittori italiani e stranieri, che andavano a visitare i luoghi antichi e gli scavi. Più loro diffondevano le notizie sulle “antichità” e più si scavava. Oltretutto era lecito.

Noi conosciamo alcune Collezioni formatosi nel  ‘700 e ‘800 (Caputi Resta - Jatta - Pelagio Pelagi etc.) che sono confluite nei Musei o Fondazioni. Quante ce ne sono ancora, rimaste sconosciute ed oggi tenute nascoste per timore delle Leggi? Solo perché non essendo mai state pubblicate, né menzionate analiticamente nei passaggi ereditari, oggi potrebbero subire sequestri od altro. Negli anni ‘60 alcune di queste collezioni  sono state disperse in aste pubbliche; avevano sempre una consistenza di diverse migliaia di pezzi.

Con queste premesse non è assurdo pensare che, oggi, in mano privata ci possano essere dai 50 ai 60 milioni di oggetti. Certamente non tutti importanti, anzi! Però viste le finalità descritte possono essere comunque interessanti. Pertanto se noi facciamo pagare a tutti un contributo di  archiviazione e studio  pari a 50 € per oggetto, potremmo portare in cassa una somma variabile fra 1,5 e 3,0 miliardi di €.

Aggiungo ancora alcune brevi ma importanti considerazioni:

Il pagamento dei 50 € per ogni oggetto censito, a titolo di costo di catalogazione, potrebbe portare nelle casse dello Stato una cifra compresa fra 1,5 e 3 miliardi di €.

Si verrà a conoscenza di tutto il Patrimonio Archeologico in mano Privata, con grande e innovativo impulso verso il mondo Archeologico.

Si bloccherà completamente lo scavo clandestino, perchè senza un numero di archiviazione non si potrà commerciare e detenere oggetti Archeologici. A chi venderanno i tombaroli?

Potremo ridare Dignità ai Collezionisti che non saranno più additati come ladri e ricettatori.

E non ci vengano a raccontare la storiella che regaleremo oggetti ai tombaroli e loro clienti. Può darsi, anzi sicuro.

Ma solo oggi e mai più.

Un piccolissimo scotto da pagare in cambio di un servizio immenso agli Italiani innamorati del proprio Paese e della Propria  Storia Archeologica.

PINO BIANCO, lunedì 19 ottobre 2009

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